Gignac, Messico e nuvole: la faccia felice dell’America

Se siete impegnati, prendetevi due minuti di tempo. Fate un respiro profondo. Liberatevi dagli assilli del vostro capo, dei colleghi o dei compagni di scuola. Chiudete gli occhi e immaginate. Avete 29 anni, di professione fate il bomber e siete appena arrivati secondi nella classifica marcatori del campionato francese. In estate il vostro club vi mette sul mercato. Dove andreste? Spagna, Inghilterra, Germania, magari Italia? Sbagliato. In Messico. 

La prima domanda che vi starete facendo è “Perché?”. Ma sbagliate. La domanda giusta da farsi sarebbe “Chi è?”. Eh sì, perché non stiamo fantasticando su un personaggio inventato. Parliamo di André-Pierre Gignac. Nato in Francia nel 1985, ragazzone di quasi 1,90, dopo essersi messo in mostra in club minori  del campionato francese, a partire dal 2010 diventa centravanti dell’Olimpique Marsiglia ed entra nel giro della nazionale maggiore transalpina. 

Poi nel 2015 il suo contratto va in scadenza. Gignac, che ha appena segnato 21 gol in Ligue 1, ha addosso gli occhi di mezza Europa. Juventus, Milan, Liverpool, PSG ed Arsenal sondano il terreno. Ci si aspetta di vederlo in una big per avere la consacrazione finale. E invece no. Dal Messico arriva la notizia che il buon Pierre ha firmato un contratto con il Tigres, squadra di Primera Division.

A questo punto torna utile la prima domanda che vi siete posti: André, pourquoi? 

Tutta una questione di tifo (e di soldi).

Innanzitutto, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Anche io, come tanti di voi, ho sempre pensato al Messico solo come meta ottimale per un eventuale fuga nel caso di paternità improvvisa e non desiderata. Per cui mi sono informato.

Il calcio, in Messico, è lo sport più seguito. E in questo caso, a parlare, sono anche i numeri. La nazione sudamericana, infatti, è ormai stabilmente alle spalle soltanto della Bundesliga, della Liga e della Premier per numero di tifosi che vanno allo stadio. Questo fa capire la passione che i messicani provano per il calcio. Passione che non ha avuto bisogno di nomi altisonanti.

Negli ultimi anni, alcuni dei giocatori più importanti che hanno calcato i campi messicani sono stati Ronaldinho (ormai al termine della carriera), la meteora del calcio nostrano Dorlan Pabon (quello che sfondava le reti con i suoi tiri dalla distanza), Jared Borgetti (miglior marcatore nella storia della nazionale messicana) e il fenomeno atzeco Cuauhtémoc Blanco Bravo (fortissimo fantasista, soprannominato “The King”, a cui Gignac ha rubato l’esultanza). Non sono tanti, quindi, i giocatori europei che hanno fatto la scelta di migrare, cosa che invece è accaduta in Mls, dove questo non è stato sufficiente per arrivare agli stessi numeri di affluenza.

Gignac, grazie al contratto firmato con il Tigres, gioca in uno stadio casalingo che registra la bellezza di quasi 50 mila tifosi di media. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui abbia deciso di firmare. Questo, se si è abituati a vedere il mondo in chiave romantica. Per quelli un po’ più cinici, i 4,5 milioni di dollari l’anno sono sufficienti a spiegare lo stravagante trasferimento.

Lo Estadio Universitario di San Nicolás de los Garza

Gignac e quella serie di stranezze

Se Enzo Jannacci, nel 1976, cantava “Messico e nuvole”, nel 2017, André-Pierre Gignac dovrebbe cantare “Messico e favole”. Favole, infatti, è il termine corretto per definire una serie di stranezze che hanno fatto parlare di Gignac sia dentro che fuori dal campo.

Innanzitutto le sue esultanze. Prima quella rubata a Blanco, poi il mago che incanta e fa svenire i suoi compagni in panchina, infine la celeberrima Kame Hame Ha di Goku: ad ognuno dei tanti gol segnati corrisponde un simpatico modo di gioire che tanto ha fatto parlare negli ultimi mesi.

Ma, all’inizio di questa stagione, qualcosa sembrava essersi rotto. Gignac colleziona appena 5 gol, rimanendo a secco per circa due mesi. Ma i Messicani, ce lo insegna la storia, hanno sempre un asso nella manica. E, infatti, a sbloccare la mente del bomber francese ci pensa un ipnotista. Risultato? 5 gol nelle prime quattro partite dei play-off, e rete nella finale che ha assegnato il titolo di Apertura al suo Tigres.

Nell’attuale torneo di Clausura (seconda fase del campionato di calcio messicano), la squadra di Monterrey si è qualificata per la semifinale, grazie (manco a dirlo) di una doppietta del suo bomber francese. Il Tigres potrebbe, vincendo la Clausura, chiudere uno storico dublete.

Vedremo se le magie dello stregone continueranno a dare i suoi frutti.

Gignac si diverte ad imitare la famosa mossa finale del protagonista di Dragonball.

State attenti al calcio messicano

Sì, stateci attenti. E ve lo dico da ignorante che mai se ne era interessato. Ma leggendo diversi articoli su internet, guardando gli highlights di alcune partite e notando quanto il calcio sia in crescita in questo paese, mi è venuta tanta voglia di starci più attento. Mi piace la passione dei messicani.

Se ne fregano se in campo c’è Ronaldinho (a mio avviso calciatore più forte dell’ultimo decennio) o un giovane ragazzino che nessuno conosce. Lì contano i colori. La fede calcistica. Il piacere di guardare una partita del gioco più bello del mondo.

Una cosa che molto spesso, in Europa, ci siamo dimenticati cosa sia.

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