Inter: da Milano a Pechino, passando per Giacarta.

Tutto ha inizio nel 1908, quando un gruppo di dissidenti della società Milan decide di fondare un club calcistico basato sull’importanza dei giovani ed in particolare degli stranieri residenti a Milano: il nome della squadra, quindi, non poteva essere altro che Internazionale Milano.

Con 39 titoli vinti l’Inter è la terza squadra italiana per trofei acquisiti nonché l’unica ad aver sempre militato nel massimo campionato e l’unica del nostro panorama ad aver vinto il Triplete. Ma questo tutti lo sanno, perché quando non trovi gioie nel presente, cerchi di rivivere eternamente il passato. Eppure questa squadra potrebbe fare di più, i campioni non mancano e di allenatori forti ne ha visti parecchi ma quando la società non dà alcuna certezza nessuno può dedicarsi davvero al suo lavoro, di allenatore o di calciatore che sia.

Inter

I fondatori dell’Inter nel 1908

Dopo un secolo di proprietari italiani, la moda degli acquirenti stranieri di comprare squadre europee e non solo ha raggiunto anche Milano. Nella sua storia il club non è mai riuscito ad ottenere grandi guadagni arrivando infatti a chiudere ogni anno in rosso, situazione che pesava anche sulla Saras, il polo petrolchimico da cui la famiglia Moratti, uno dei simboli della società nel ‘900, ricava i suoi introiti. Massimo Moratti quindi, ultimo e amatissimo presidente italiano dell’Inter, dopo aver conquistato il Triplete ha iniziato a valutare sempre più seriamente l’ipotesi della cessione. Prima la Cina, poi la Russia sembrano interessate all’acquisto ma nessuno dei due affari va in porto finché nel 2013 Erick Thohir, figlio del padrone di Astra International e proprietario di un impero mediatico, chiude finalmente la trattativa acquisendo il 70% della società, con la clausola che nel giro di due anni l’ex presidente avrebbe definitivamente lasciato il club. Con una spesa di 75 milioni di euro di acquisto effettivo e 180 milioni di risarcimento debiti, il nuovo proprietario indonesiano è quindi diventato l’azionista di maggioranza della società anche se, nella pratica, non ha ristrutturato il debito ma l’ha semplicemente girato nuovamente alla stessa Inter creando la Inter Media and Communication, ala dedicata alle operazioni sul brand nerazzurro che è stata usata come garanzia per il prestito da Goldman Sachs utile a colmare quel debito. Quindi l’unica spesa effettuata da Thohir sono stati i 75 milioni iniziali.

Lo storico Presidente dell’Inter Massimo Moratti insieme a Thoir

Il difficile passaggio da Moratti a Thoir

Economia a parte, è stato un cambiamento epocale in una società da sempre legata al territorio milanese ma Moratti si disse fiducioso che questo avrebbe portato a una nuova era di successi alla sua Inter. Speranze che alla fine sono risultate vane, le vittorie ancora mancano, gli allenatori si succedono uno dopo l’altro e lo scontento non fa altro che aumentare.

Passano 3 anni e Thohir dimostra che sa fare bene il suo lavoro: non quello di presidente ovviamente, ma quello di imprenditore. L’amore per l’Inter non era esattamente la sua priorità come voleva far credere, anche se nessuno nella pratica ci credeva, tanto che nel giugno del 2016 cede il 68.55% delle quote dell’Inter alla Suning Holdings Group, proprietà dell’imprenditore cinese Zhang Jindong, garantendosi una plusvalenza di circa 15 milioni nonché il 30,9% delle azioni. E tutto questo, restandone presidente. Moratti, d’altro canto, stavolta resta a mani vuote. Altro cambio di società, altre speranze.

Si rimane in Oriente: la nuova Inter di Suning

L’ex Presidente Thoir insieme al nuovo Presidente Zhang Jindong

La Suning Holdings Group ha finora complessivamente investito circa 400 milioni nell’Inter tra acquisizione, rimborso dei prestiti, finanziamenti e aumento di capitale e può contare su un fatturato di 40 miliardi di dollari e 180 mila dipendenti, il cui lato dedicato al commercio dell’elettronica comprende 13 mila dipendenti e 18 miliardi annui. Un patrimonio molto imponente che potrebbe portare la squadra all’acquisto di vari top player e una successiva risalita tra le grandi, considerato anche il mancato posizionamento utile della scorsa stagione per poter entrare in Europa. Ristrutturazione dello stadio, Naming Rights e nuovi sponsor sono i punti su cui la società vuole soffermarsi. Il primo obiettivo in particolare è caro alla dirigenza perché un nuovo stadio, o la ristrutturazione dello stesso, porta sempre nuovi guadagni in termini di immagine e marketing ma le cose non sono facili in quanto si trova a scontrarsi sia col comune di Milano, proprietario dell’impianto, sia con la vicina Milan, i cui lentissimi cambi societari non permettono all’Inter di avere un interlocutore stabile.

Nel frattempo invece, per quanto riguarda l’assetto della società, Suning inizialmente non ha apportato molte modifiche nell’organigramma salvo poi cambiare strategia dopo gli esoneri di Mancini e De Boer, in seguito ai quali Steven Zhang, primogenito di Jingdong, si è trasferito definitivamente a Milano mentre Liu Jun, altro fedelissimo esponente di Suning, ha preso il posto di Michael Bolingbroke, ad dell’Inter ed ex del Manchester United. Per ora quindi la convivenza tra Suning e Thohir continua ma ad ottobre è atteso un incontro dell’assemblea dei soci in cui il presidente indonesiano potrebbe definitivamente lasciare il club.

Nonostante tutti i soldi investiti dai nuovi proprietari e alcuni acquisti avvenuti, questa sessione di calciomercato ha portato le novità sperate e la situazione pare ora ferma. In questo caso però, le motivazioni sono da cercare ad Oriente.

Il blocco economico del governo cinese

Wang Jianlin, azionario dell’Atletico Madrid.

Gli ultimi decenni hanno visto un incremento notevole degli investimenti cinesi all’estero ed in particolare nell’ambiente sportivo. Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Cina, è stato il precursore di questo movimento di espansione acquistando per 45 milioni di euro il 20% dell’Atletico Madrid e per 1 miliardo di euro Infront, società che si occupa di diritti tv, marketing e hospitality negli stadi. Il governo cinese aveva infatti un piano abbastanza chiaro: investire sul pallone avvicinandosi sempre più all’Europa e al calcio che conta in modo da garantirsi fortissimi introiti e l’assegnazione dei mondiali del 2028. Non è un caso quindi che tutte le maggiori holding si siano subito attivate per far parte di questa nuova fase, dopotutto nessuna di loro vuole disobbedire al governo né perdere l’opportunità di prendere per sé una fetta di quei guadagni.

Nell’ultimo mese la situazione è però cambiata: Xi Jinping, segretario del Partito Comunista Cinese, ha capito come questa fuga di capitali potrebbe in realtà nuocere al suo paese perché il calcio appassiona, anche troppo e rischia quindi di sconvolgere ogni equilibrio facendogli perdere il controllo della situazione. Voci non confermate ma molto attendibili, dicono che sia dovuto a questa decisione l’arresto di Wang Jianlin avvenuto pochi giorni fa, il quale è stato poi rilasciato ma con l’obbligo di non uscire dal paese. Un blocco fisico di un uomo talmente importante che tutti gli imprenditori cinesi hanno iniziato a preoccuparsi molto di più dei soldi spesi e questo stato si protrarrà fino ad ottobre, quando il Congresso del Partito Comunista Cinese definirà sia l’assetto politico, sia le questioni economiche tra cui gli investimenti internazionali che saranno categorizzati in “vietati, limitati e incoraggiati”.

L’Inter quindi si trova in una situazione di stallo mentre il suo destino, specialmente per quanto riguarda il lato economico, sarà definito dall’altra parte del mondo, da personaggi quasi sconosciuti e seguendo logiche che pochissimo hanno a che fare col puro gioco del calcio, anche se puro, il calcio, non lo è da molto. Non è certo una novità ma è pur sempre un altro tassello d’Italia che si allontana dal suo territorio per dirigersi verso economie più rosee e decisamente lontane.

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