Torino e la Coppa Uefa ’92: quando battere il Real Madrid non basta

Ad un passo dalla gloria: quante volte, narrando di occasioni mancate, si utilizza questa famosa frase? Il Torino, in una partita della sua ultracentenaria storia, è andato ancor più vicino a un trionfo: non un passo, ma pochi centimetri. Stiamo parlando, ovviamente, della gara di ritorno della finale della Coppa UEFA 1991-’92, che vede i granata uscire sconfitti da imbattuti per mano degli olandesi dell’Ajax di Amsterdam.

Ma andiamo con ordine. La compagine torinese torna in Europa dopo un’assenza che durava dalla stagione 1986-’87: quattro annate, nelle quali i granata conoscono, nell’ordine, la finale di Coppa Italia (nel 1987-’88), un’amara retrocessione in Serie B (nel 1988-’89), l’immediata risalita nella massima Serie (nel 1989-’90) e un ottimo quinto posto in Serie A, con annesso ritorno sul palcoscenico continentale.

Superato agevolmente il primo turno al cospetto dei dilettanti islandesi del KR Reykjavik (piegati per 2-0 all’andata sull’isola e per 6-1 al ritorno in Piemonte), il Toro è chiamato ad un compito difficile già al secondo turno, che lo oppone alla sorpresa portoghese Boavista, che nella fase precedente ha clamorosamente eliminato dalla competizione l’Inter detentrice del trofeo: i ragazzi del tecnico Emiliano Mondonico sfoderano, però, delle prestazioni in vecchio stile granata. Superano i lusitani per 2-0 all’andata fra le mura amiche del “Delle Alpi”, e impattano poi per 0-0 quindici giorni più tardi al vecchio stadio “do Bessa” di Oporto, accedendo in tal modo al terzo turno (cioè l’ultimo prima della lunga pausa invernale), ove la sorte assegna loro l’ostico AEK Atene.

Torino Emiliano Mondonico

Il club giallo-nero, il cui nome è un acronimo significante “Unione Sportiva di Costantinopoli” (poiché fondato da rifugiati greci fuggiti dall’attuale Istanbul a causa della Guerra greco-turca del 1919-’22), è un osso duro, ma il Torino lo supera con la sua proverbiale grinta: 2-2 in terra ellenica ed 1-0 in casa, risultati che valgono il passaggio ai quarti di finale. Il turno primaverile vede il Torino opposto agli sconosciuti danesi del BK 1903 Copenaghen, sodalizio al suo ultimo anno d’attività, poiché destinato alla programmata fusione coi concittadini del KB, per dar vita all’attuale FC Copenaghen: i granata s’impongono sia all’andata in trasferta (2-0), sia al ritorno in casa (1-0), accedendo alle semifinali, in compagnia dei connazionali del Genoa, degli spagnoli del Real Madrid e degli olandesi dell’Ajax Amsterdam.

La sorte evita lo scontro fratricida con il Grifone ligure, mettendo in scena l’affascinante confronto con le “merengues” madrilene: andata in Spagna il 1° aprile, ritorno in casa due settimane dopo. Nella terra della corrida, il Torino non ha affatto intenzione di venir matado, anzi: dopo una prima frazione conclusasi sul nulla di fatto, un guizzo di Walter Junior Casagrande (lesto nell’approfittare di un errore del portiere spagnolo Buyo su un tiro-cross di Roberto Policano) porta avanti i granata, zittendo il pubblico del “Santiago Bernabéu”: è il 58′. La reazione madridista, furiosa, porta all’immediato pareggio di Hagi (al 61′) e al raddoppio di Hierro (al 66′), per il 2-1 finale a favore degli iberici: la sfida, comunque, resta aperta, poiché al ritorno il Torino può contare sul fattore campo, sul calore dei suoi fedelissimi sostenitori della Curva Maratona. Nella gara di ritorno, il 15 aprile 1992, i sessantamila tifosi accorsi al “Delle Alpi” assistono ad un’altra grande impresa della compagine torinista, che surclassa letteralmente il Real: apre le danze un’autorete di Rocha (che al 7′, nel tentativo di anticipare Casagrande, insacca nella propria porta), chiude Luca Fusi al 76′, per un 2-0 che consente al “vecchio cuore granata” d’accedere alla prima finale europea della propria storia.

Torino Real Madrid

Il bomber Casagrande dopo il vantaggio al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid

L’avversario dei torinisti nell’ultimo atto della competizione è un’altra nobile del calcio europeo: il sodalizio olandese dell’Ajax di Amsterdam, che in semifinale ha eliminato il Genoa. Il 29 aprile 1992, la gara d’andata nella città sabauda vede un Torino un po’ ingenuo dover recuperare prima dallo 0-1 e poi dall’1-2, chiudendo con un pareggio per 2-2, frutto di una bella doppietta del solito implacabile Casagrande (a segno al 62′ e all’84’). Il pari con reti complica ma non compromette le possibilità dei piemontesi: per vincere la Coppa, però, si necessita di una vittoria nel ritorno, in programma il 13 maggio in quel di Amsterdam. Per nulla intimorito da uno stadio quasi completamente gremito di tifosi olandesi, il Torino le prova tutte, vedendosi, tuttavia, dire di no dai legni della porta difesa dal comunque bravo (e fortunato) Stanley Menzo. Si comincia nel primo tempo, con un colpo di testa di Casagrande che incoccia sul palo a portiere battuto (25′), si continua nella ripresa, con un altro palo che respinge un tiro di Mussi al 74′ e con la traversa che dice di no a una bella girata di Sordo all’89’ (cioè ad un solo minuto dalla fine dell’incontro). Finisce 0-0 e, per la regola delle reti realizzate in trasferta, la Coppa è di un Ajax più esperto e destinato a conquistare, tre anni più tardi, anche la Coppa dei Campioni.

Al Toro resta la consapevolezza d’aver dato tutto e di non potersi rimproverare nulla: la fortuna, come spesso è accaduto in passato, non ha baciato i granata, comunque autori di una cavalcata europea entusiasmante. L’appuntamento con un trofeo è, tuttavia, solamente rimandato alla stagione successiva, che vede i torinisti far loro la Coppa Italia, nella doppia finale con la Roma. Ma questa è un’altra storia.

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