Giuseppe Rossi, inno a ciò che sarebbe potuto essere

21 gennaio 2007. La sveglia suona e come ogni domenica ha un suono più dolce per due motivi. Il primo è che inizia il suo lavoro quando le lancette hanno superato con abbondanza le 10. Il secondo, per me più importante, è che anche oggi andrò allo stadio.

In quell’estate, infatti, i miei genitori hanno deciso di regalarmi l’abbonamento per le partite casalinghe del Parma. Dall’alto dei miei dieci anni e della mia passione smisurata per il calcio, mi sono innamorato di quella squadra  che in quegli anni è sempre un po’ malandata (non che le cose siano poi migliorate, anzi), ma incredibilmente romantica.

Quella domenica in particolare, poi, la mia attesa è febbrile. Il Parma è come sempre arenato nei bassi fondi della classifica. Manca quel giocatore che sia in grado di fare la differenza, di risolvere le partite. Il neo presidente Ghirardi, vista la situazione, decide di riporta in Emilia un giovane di belle speranze. Si chiama Giuseppe Rossi. Giuseppe è americano di nascita, ma parmigiano di adozione. Già all’età di 12 anni si è trasferito a Parma con il padre per giocare nelle giovanili gialloblu. Giuseppe è forte, molto forte e nel mondo del calcio si accorgono di lui. Ha appena compiuto 17 anni quando un certo Sir Alex Ferguson decide di portarlo a Manchester, sponda United, ovviamente. Il ragazzo ha qualcosa di speciale, ha quel tocco che solo gli iniziati del calcio hanno. Ferguson lo sa, ne ha visti parecchi. Decide di farlo esordire in prima squadra: Giuseppe non ha ancora l’età per guidare la macchina, ma ha già esordito all’Old Trafford. E Ferguson è sempre più convinto che possa diventare un fuoriclasse. Nella sua seconda stagione in Inghilterra le cose sembrano andare ancora meglio: gol all’esordio in Premier League contro il Sunderland. Diverse presenze, qualche gol e la convinzione che Ferguson ci abbia visto giusto. Ma riuscire a trovare spazio in quel Manchester non è facile per nessuno, specialmente se hai soli 18 anni e davanti a te hai un ragazzo portoghese destinato a diventare il calciatore più forte al mondo.

Giuseppe Rossi

Il bivio: ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere

Un inizio di stagione così così al Newcastle, squadra in cui è stato mandato in prestito a farsi le ossa, non getta comunque alcun dubbio sul suo valore. E’ giovane, ci può stare. E per Beppe Rossi arriva così quel 21 gennaio 2007. Non so onestamente chi fosse più agitato tra me e lui per quel debutto. Il Parma ha estremamente bisogno di punti e mister Pioli si aggrappa a quel ragazzino arrivato da pochi giorni. Parte titolare e, come in Premier League, segna all’esordio. E’ un gol bellissimo. L’Italia si accorge di lui: Giuseppe Rossi è un autentico gioiellino.

         

Nei mesi successivi, Rossi guida il Parma ad una insperata salvezza. In poco tempo diventa leader tecnico ed emotivo della squadra. Segna 9 gol, alcuni di assoluta classe, come quello al 90′ contro il Livorno che regala la vittoria agli uomini di mister Ranieri, subentrato nel frattempo a Pioli. Quel gol, al 90′, che mi fece esultare e applaudire di fianco a mio nonno mi rivelò una cosa: Giuseppe Rossi è il mio calciatore preferito.

Poi a fine anno, Rossi lascia Parma. Sono piccolo, con tutto il cuore spero che resti con la maglia crociata, ma già mi rendo conto che è troppo talentuoso per rimanere nella mia piccola squadra. E’ giusto che vada in una squadra ambiziosa, è giusto che diventi grande, è giusto che vinca qualcosa di importante. E’ giusto, ma fa malissimo.

Il sottomarino giallo e l’inizio della fine

“Giuseppe Rossi va al Villarreal, ma non voglio lasciarlo andare così”. Verosimilmente potrebbero essere queste le parole di Alex Ferguson quando, nel 2007, decide di accettare l’offerta della squadra spagnola per il talento italo-americano. E a certificarlo è quella strana clausola: nel momento in cui sarà messo sul mercato dagli spagnoli, il Manchster United avrà il diritto di riacquistarlo.
I primi quattro anni in giallo sono da sogno. Tanti gol, piazzamenti storici in campionato (un secondo posto, su tutti), la Nazionale. Beppe è lì, con il destino in mano e il “cuore dentro alle scarpe“. Tutto sembra andare per il meglio, ma la sfiga fa capolino nella sua vita.

E’ il 26 ottobre 2011, giorno del mio compleanno (il destino quando ci si mette è davvero bastardo), e il Villarreal è impegnato nella difficile gara contro il Real Madrid. Pepito, per la prima volta, si rompe il legamento crociato del ginocchio destro. E’ l’inizio di un inferno da cui non uscirà più.

Fiorentina, Mondiale 2014, Levante, Celta Vigo

L’assenza di Rossi si fa sentire per i marinai del Sottomarino Giallo che nel 2012 retrocedono in Segunda Divisiòn. Dopo più di un anno lontano dal terreno di gioco lo acquista la Fiorentina. Firenze è la piazza giusta per rilanciarsi. E nel 2013 inizia alla grande. Sembra essere tornato lo splendido attaccante dei primi anni al Villarreal e dell’esperienza a Parma. Ricomincia a segnare con costanza, il ginocchio destro sembra reggere bene e si apre la speranza di vederlo ai Mondiali 2014. Ma il 5 gennaio 2014, la sfiga torna a bussare alla porta della sua carriera. Questa volta è un’entrataccia di Rinaudo a mettere ko il suo ginocchio. Bye bye Mondiale.

Poi una serie di prestiti, prima il Levante e poi Celta Vigo. Ma sempre condizionato da quelle cazzo di ginocchia che non ne vogliono sapere di comportarsi a dovere.

5 operazioni, di cui quattro al ginocchio destro e l’ultima a quello sinistro. Giuseppe Rossi ha 30 anni e una carriera disseminata da picchi di classe assoluta e da infortuni che lo hanno ostacolato. Sarebbe potuto essere il numero 10 della nazionale italiana. Sarebbe potuto essere un nuovo Baggio, Totti o Del Piero. Ci avrebbe potuto trascinare ai Mondiali 2014, agli Europei 2016 e chissà come sarebbe finita la qualificazione per Russia 2018 con lui in campo. Facendo un parallelismo con il mondo del basket, Giuseppe Rossi è, con  le giuste proporzioni, come Derrick Rose. Un talento assoluto che non ha potuto esprimere appieno il suo potenziale a causa degli infortuni.

Giuseppe Rossi ha annunciato ieri che tornerà a giocare, in Serie A, con la maglia rossoblu del Genoa. E il nostro augurio è che, in questi ultimi anni della sua carriera disastrata, possa riprendersi tutto ciò che la sfortuna gli ha tolto. Perché in questo calcio italiano sempre più malandato, abbiamo bisogno delle sue giocate, del suo talento e della sua classe. Abbiamo tutti un po’ bisogno di Giuseppe Rossi.

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