Ecco perché non si può non voler bene a Florenzi

E’ tornato. Cuore di nonna, o forse più appropriato dire “core de nonna”, Alessandro Florenzi, 340 giorni dopo il primo infortunio è finalmente tornato a segnare.

Non può essere certamente considerato un gol qualsiasi quello del numero 24 giallorosso: lui che solo un anno fa vedeva bruscamente interrompersi una carriera che lo stava lanciando in alto come uno dei giocatori più talentuosi (e polivalenti) del nostro calcio.

Lui che nel momento in cui il rientro sembrava vicino viene di nuovo colpito da una sfortuna che evidentemente con Ale Florenzi non aveva ancora chiuso i conti. Un nuovo infortunio, analogo a quello precedente, che lo costringe ad altri 5 mesi di stop. Una botta morale oltre che fisica che avrebbe affossato chiunque, non lui, non un ragazzo che gioca nella sua città e per la sua città, per la squadra di cui è tifoso sin da quando ha memoria e per la quale, letteralmente, ha dato e continua a dare tutto se stesso.

Florenzi

Florenzi e la Roma, un legame indissolubile

Florenzi è per discendenza l’erede diretto dei totem Totti e De Rossi: come il numero 16 è stato capitan futuro sino all’addio dell’ottavo re di Roma così Florenzi è il successore più naturale per romanità del centrocampista nato ad Ostia. Una linea di successione che si tramanda per tradizione, per generazione, tra abitanti e tifosi della Roma, che sentono quella maglia come una seconda pelle. Era un semplice raccattapalle Florenzi prima di esordire in prima squadra, uno dei tanti ragazzi promettenti delle giovanili giallorosse che sognava di poter un giorno calcare l’erba dell’Olimpico.

Gliela passava con le mani a Totti quella palla solo quando era un ragazzo delle giovanili, da dietro i cartelloni pubblicitari in attesa, e nella speranza, che ci fosse una rimessa laterale nella sua zona di competenza. Solo per vederlo da vicino il numero 10, suo idolo come di altri milioni di bambini. Solo per incrociare qualche istante il suo sguardo e sognare di poter un giorno giocare al suo fianco.

Un anno lontano dai campi e poi il ritorno

E’ riuscito ben presto a coronarlo quel sogno e arrivare a passarla con i piedi non solo al Capitano (lettera maiuscola quasi d’obbligo quando si parla di Totti) ma anche al resto dei compagni che l’hanno accolto nello spogliatoio giallorosso. Impossibile non averlo in simpatia Florenzi, un ragazzo come tanti che si ritrova a coronare ogni domenica il suo sogno di giocare per la squadra che ama. Destino ha voluto che proprio Totti gli servisse l’assist, a San Siro contro l’Inter nel 2012, del suo primo gol in Serie A: quasi un anticipo del passaggio di consegne che si realizzerà anni più tardi e che vedrà protagonista anche De Rossi. Ne era passata di strada da quando era un semplice raccattapalle, da quando con le mani consegnava a Totti il pallone uscito dietro i cartelloni pubblicitari. Ora non solo ci gioca al fianco del Capitano, ma trasforma in rete anche i passaggi del numero 10. E a San Siro, nella scala del calcio. Una storia che, se gliela avessero raccontata solo qualche anno prima, avrebbe stentato a credere.

San Siro, uno stadio che evidentemente porta bene a Florenzi: contro il Milan l’esterno giallorosso, ieri laterale alto d’attacco (ma solitamente schierato come terzino), ha chiuso la partita contro i rossoneri con un facile tap in sotto porta, un appoggio in rete che però vale tanto per Florenzi; in cui c’è tutto quello che ha passato nell’ultimo anno. Negli istanti successivi alla rete si sarà visto scorrere nella mente tutte le lacrime, il dolore, la fatica ed il sudore per recuperare da un doppio infortunio che avrebbe abbattuto molti, non lui. Lo sguardo in alto, le lacrime trattenute quasi a stento e l’abbraccio del compagni: “Roma mia, sono tornato”, avrà pensato Florenzi.

Florenzi e quell’abbraccio alla nonna che ci ha fatto commuovere

La spinta di familiari ed amici, così come dei tifosi è stata fondamentale per un ragazzo passionale come lui. Lui che dopo un gol al Cagliari all’Olimpico nel 2014 si rese protagonista di una corsa tra gli spalti dello stadio per salutare la nonna che, per la prima volta, lo vedeva giocare dal vivo.

Da li il soprannome “core de nonna”. In quell’esultanza c’è tutto Ale Florenzi: ragazzo semplice che con sudore e sacrifici si è ritrovato a fare il lavoro che ama, per i colori che ama. E allora diamogli questo bentornato a Florenzi, con la speranza che abbia definitivamente chiuso il conto con la sfortuna e possa finalmente riprendersi il suo posto anche nell’Italia. Mai una parola fuori posto, mai un comportamento scorretto, solo corsa e tanto tanto impegno: il calcio italiano ha bisogno di ragazzi come lui, di esempi come lui. Sarà una carta in più anche per Ventura, anche in Nazionale lo aspettano a braccia aperte; anche la maglia azzurra in fondo è un altro premio che Florenzi si merita.

Bentornato Ale Florenzi, bentornato core de nonna.

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