Napoli Football Guide: l’intervista a Ciro Ferrara

E’ uscito ieri il nuovissimo libro “Napoli Football Guide”, edito da Edizioni Incontropiede e scritto ed ideato da Alberto Facchinetti, Enzo Palladini e Jvan Sica. Napoli Football Guide è la terza guida, in ordine di tempo, ad entrare nella collana di Football City Guides. Dopo il successo dei primi due volumetti dedicati a Lisbona e Zagabria, i tre autori hanno voluto parlare di Napoli che per passione per il calcio è la vera capitale d’Italia. Questo libro è quindi una vera e propria guida turistica del calcio a Napoli, di quei luoghi che un amante del pallone non può assolutamente perdersi: dallo stadio San Paolo, a “Maradonapoli”, ovvero la città nella quale il più forte calciatore di tutti i tempi ha lasciato tracce ancora oggi evidenti, passando per Careca, Vinicio, Sallustro, Sivori, Allodi e molto altro.  All’interno sono presenti, inoltre, interviste ad Alberto Bigon, Ciro Ferrara, Giorgio Perinetti, Raffaele Auriemma, Franco Esposito. Ma non ci sono solo racconti e interviste in Napoli Football Guide: anche tanti consigli pratici, indirizzi utili e una galleria fotografica a cura di Antonio Di Bonito.

Il libro è acquistabile sul sito internet della casa editrice (clicca qui) o su Amazon (clicca qui), a soli 13,50 €.

Ecco un estratto dell’intervista a Ciro Ferrara che potete trovare su Napoli Football Guide. 

I numeri a Napoli sono importanti più che in ogni altra città del mondo. Scandiscono il ritmo della vita e ne regolano i flussi. Sono importanti nella vita collettiva, ma anche in quella individuale e Ciro Ferrara l’ha capito da tempo. Il suo numero fondamentale è il 2. Lo ha avuto sulle spalle durante quasi tutta la sua carriera, ma è anche il numero delle squadre in cui ha giocato: Napoli e Juventus. Poi c’è il 500, numero tondo di partite disputate nel campionato di serie A. Ci sarebbe anche l’8 scritto alla romana, VIII, quello degli scudetti vinti sul campo, ma uno è stato revocato. Nato a Posillipo, cresciuto nelle giovanili azzurre, Ciro ha giocato nel Napoli fino al 1994, quando ha scelto in scadenza di contratto di andare alla Juventus. Oggi vive a Torino.

Che differenza c’è tra giocare al “San Paolo” e in qualunque altro stadio del mondo?

Cambia, cambia. Soprattutto per uno come me, ragazzo napoletano, tifoso prima che giocatore. Uno che è cresciuto nelle giovanili del Napoli, sognando di arrivare a giocare proprio lì. Napoli è una città che vive di calcio sette giorni su sette e quando arrivano quei novanta minuti si fa sentire. L’atmosfera del San Paolo è unica e irripetibile. C’è una vera e propria partecipazione del pubblico, parte integrante della partita. Adesso la mia speranza è che questo stadio venga rifatto e diventi bello come merita, senza la pista da atletica, sarebbe ancora più determinante. Il Napoli è una squadra che rappresenta una città intera e che merita un contatto diretto con la sua gente. Ho giocato in stadi moderni e stupendi, ma quello che si vive al San Paolo non ha eguali.

Da napoletano non residente, cosa si prova ogni volta che si ritorna in città?

Me la godo tutta, fino in fondo. Ora che non ci abito, per me Napoli rappresenta la vacanza, la possibilità di ritrovare persone a cui voglio bene. Fantastico. Ogni volta che torno mi rendo conto che è una delle città più belle del mondo. Non possiamo ovviamente nascondere che si tratti di una città con molti problemi, ma quando ci ritorno è un piacere indescrivibile. D’estate e per le feste natalizie non posso stare lontano dalla mia città, anche se la mia vita e la mia professione mi hanno portato a vivere altrove.

Poniamo che un tifoso di calcio abbia a disposizione una sola giornata per vedere una partita, ma anche per visitare la città. Quali sono i punti da non perdere prima di andare allo stadio?

Napoli è fantastica da un punto di vista paesaggistico e monumentale, non è facile fare un itinerario. La prima scelta deve essere una passeggiata in via Partenope, secondo me il lungomare più bello del 52 mondo, soprattutto ora che è stato chiuso al traffico. Camminando si sente finalmente il rumore del mare. Un passaggio nel centro storico ci vuole. Lì le chiese sono tutte molto belle, mi viene in mente quella di San Domenico Maggiore, ma non è il solo gioiello di quella zona. Poi la strada di San Gregorio Armeno, dove ci sono le botteghe degli artigiani che dedicano tutto il loro lavoro alla nobile arte del Presepe. Piazza Plebiscito è un altro punto da scoprire per chi viene da fuori. Poi bisogna fare i conti con il tempo a disposizione, ma la Napoli sotterranea è un’esperienza che nessuno dimentica. Un salto sulla collina di Posillipo con quella vista assolutamente paradisiaca. E se rimane il tempo per una pizza, nessun dubbio sull’indirizzo: Concettina ai Tre Santi. Sono amici miei e mettono nel piatto qualcosa di straordinario

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