Vent’anni senza il mago

Per ricordare il grande Helenio Herrera ci siamo intrufolati a casa di Fiora Gandolfi, artista concettuale, pittrice, fashion designer, scrittrice, giornalista e illustratrice, nonché ultima moglie dell’allenatore che ha cambiato per sempre la figura dell’allenatore.

A vent’anni dalla scomparsa di Helenio Herrera, i veneziani di una certa età ancora ricordano quest’uomo sempre elegante andare su e giù per ponti e calli e poi entrare in una delle tante chiesette della città. Lo vedevano mettersi seduto in disparte, raccolto in una spiritualità tutta sua e rimanere là tranquillo. Ma può un Mago ateo, figlio di anarchici andalusi, pregare con così tanta fede? No, non può, infatti entrava nel luogo sacro solo a trovare la concentrazione adeguata per pensare al calcio. I 10 comandamenti, che mai ha saputo e voluto recitare, per lui erano 11. Quelli che giocavano alla domenica. Helenio Herrera aveva in testa il pallone in maniera ossessiva, anche in età da pensione. Appoggiato il fischietto al chiodo (a Barcellona nel 1981, vincendo la Copa del Rey), ha continuato a tenersi aggiornato. Scriveva in continuazione appunti fitti fitti in una lingua inventata, un esperanto calcistico composto da francese, spagnolo e italiano. Nella splendida casa del 1400 nei pressi di Rialto, dove oggi vive ancora la moglie Fiora Gandolfi, si possono trovare reperti in cui HH dava un giudizio netto su Paolo Rossi, su una partita di Virdis oppure su un campionato di Careca. «Non si poteva entrare in stanza – dice la Gandolfi – quando guardava una partita. Se lo chiamavi, nemmeno ti rispondeva. Per lui era un momento sacro. Ha continuato a seguire con affetto l’Inter, in generale aveva mantenuto un legame forte con tutte le squadre con cui aveva vinto. Ma non era attratto solo dalla vittoria. Quando perdeva, diceva di essere contento perché le sconfitte insegnano a migliorarsi. Helenio riusciva sempre a trasformare un episodio negativo in qualcosa di positivo».

Helenio Herrera

Alcune delle tante caricature del Mago Herrera conservate a casa della moglie Fiora Gandolfi. 

Fa una certa impressione oggi immaginare l’uomo che veniva talvolta chiamato Habla Habla (il soprannome è di Vittorio Pozzo, non di Brera) in assoluto silenzio fissare un monitor con un taccuino in mano. Eppure la moglie e il figlio Helios ricordano che parlava poco, misurando le parole, mai a vanvera. «Non diceva frasi, lanciava frecce». Un arciere infallibile con una leadership e un carisma fuori dal comune. Narcisista com’era, gli piaceva molto giocare con questo aspetto del suo carattere. Larger than life, direbbero gli americani. Nel marzo del 1981 il suo Barcellona era in piena corsa per il titolo, quando tutta la Spagna venne sconvolta dalla notizia che il centravanti blaugrana Quini era stato rapito. Verrà rilasciato solo dopo 25 giorni. «Helenio raccontava di essersi trovato in ascensore con i rapitori, ma che questi si fossero impauriti dalla sua aggressività, scegliendo così una preda più docile». Viene da chiedersi allora come sarebbe stato il giallo di Vasquez Montalban «Il centravanti è stato assassinato verso sera» che a quel caso era in parte ispirato, se la vittima invece del Pichichi della Liga fosse stata HH. Il mitico romanziere chissà se nel testo avrebbe fatto uccidere l’allenatore e come Helenio l’avrebbe presa. Lui alla morte non ci ha mai pensato, credendosi probabilmente immortale. Fiora, quando scelse di mettere le ceneri del marito in un’urna a forma di Coppa dei Campioni, che ora si trova sulla tomba del cimitero San Michele di Venezia, si accorse che le ceneri non ci stavano tutte. Sembra la scena di un film dei fratelli Coen, invece è la dimostrazione che Helenio Herrara è stato “più grande della vita” e forse anche della morte.

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Ecco un breve video della giornata passata a casa di Fiora Gandolfi.

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