Buffa e “Il rigore che non c’era”. Ma noi c’eravamo

Qualche giorno fa, tutta trafelata, mia mamma mi annuncia sorridente che a Salsomaggiore Terme, un paese non troppo lontano da casa mia, l’Avvocato Federico Buffa debutterà con il suo nuovo spettacolo.

Federico Buffa è diventato negli ultimi anni la mia più grande fonte di ispirazione. I suoi video sono il sottofondo ricorrente di ogni mia interminabile partita alla Play, nonché dei miei solitari pranzi quando a casa non c’è nessuno. Di lui ammiro la cultura, che mi sembra sempre sterminata. E i tantissimi viaggi che ha fatto nella sua vita, che lo hanno portato a conoscere culture diversissime tra di loro.

Corro quindi a prendere i biglietti. A scatola chiusa. Non voglio leggere niente sullo spettacolo, mi piace il gusto della sorpresa. Leggo soltanto il titolo: “Il rigore che non c’era”. Non conosco esattamente il motivo, visto che è un calcio che non appartiene direttamente alla mia generazione, ma la mia mente corre subito al rigore su Ronaldo non assegnato in un Juventus-Inter. Forse è il rigore che più ha fatto discutere in Italia negli ultimi anni.

Il mio incontro con l’avvocato

Tramite un amico che è molto interessato ad incontrarlo per potergli parlare dei suoi progetti, vengo a sapere che Buffa farà un piccolissimo intervento ad una conferenza a poche ore dalla sua performance. Posso quindi incontrarlo brevemente. Non riesco a scattare una foto con lui, ma lo sento parlare. E’ un tipo molto alla mano, anche se avrebbe tanti motivi per tirarsela. Invece è disponibile, scambia quattro chiacchiere con tutti e ti tratta come se fosse un lontano parente che non vedevi da tanto tempo. Non che ne avesse bisogno, ma guadagna, in questo modo, un sacco di punti.

“E se Picasso avesse finito il Blu?”

Contrariamente a quanto pensavo, l’intera esibizione non si basa su un singolo episodio. E per rigore non si intende necessariamente quello calcistico. Un rigore può essere anche un imprevisto, che abbiamo la sensazione che avremmo potuto evitare, ma che, invece, faceva già parte del nostro destino.

La scenografia è molto semplice ma di impatto. Due sedie e un tavolino, su cui è seduto uno strampalato speaker radiofonico. Un pianoforte con il suo stralunato pianista. Sullo sfondo la facciata di una casa, sulla quale si trova un graffito raffigurante la copertina di Sergent Peppers, con una porta ed una finestra da cui appare una sorta di angelo (la cantante Jvonne Giò).

Buffa entra in scena battendo un calcio di rigore. Parte da Pelè e dal suo millesimo gol, arrivato proprio dagli undici metri (ma non c’era). Lo Speaker chiede all’avvocato (che interpreta sé stesso) di fare con lui un programma radiofonico per risollevare le sorti della propria radio. Inizia lo show.

Buffa durante il suo vecchio spettacolo “Le Olimpiadi del 1936”.

Porta rossa o porta nera?

Il monologo/dialogo dell’Avvocato parte dal Grande Torino. Sarà la parte più emozionante ed emozionale delle quasi due ore di spettacolo. Si passa quindi alle affinità tra Toro e Manchester United, a Sir Bobby Charlton, a Georgie Best. Parlando del fenomeno irlandese, Buffa stupisce per l’energia con cui intona un coro da stadio in suo onore (..”I’ll take a piss with Georgie Best.”). Se avete nella vostra testa l’immagine di un Buffa calmo e compassato, mettetela un attimo da parte.

Ma non si parla solo di calcio, anzi. Si arriva alla storia di Cassius Clay aka Muhammad Ali, più grande pugile tutti i tempi, del suo rapporto con i Beatles (richiamo alla copertina di Sergent Peppers) e delle sue frasi contro la guerra in Vietnam. C’è spazio, addirittura, per una parentesi sul fresco premio Nobel Bob Dylan, che secondo Buffa non ha ritirato il premio perché “doveva lavare la macchina”.

La bellissima voce di questo angelo che appare e scompare, ci porta in Sudamerica. Si parla della storia del Perù, dell’Argentina e quindi del Pibe de Oro Diego Armando Maradona e del suo legittimo erede Lionel Messi. Si chiude, infine, con la tesi complottista che non crede all’Allunaggio e alla possibilità che il video di Armstrong sia stato girato da Stanley Kubrick.

Gli attori al termine della prima di “Il rigore che non c’era” (Salsomaggiore Terme).

I motivi per cui va visto

Per godersi lo spettacolo di Buffa non si deve necessariamente essere tifosi di sport.  Il filo rosso che collega tutte le storie tra di loro è facilmente individuabile. In tutte le storie, positive e negative, c’è almeno un avvenimento grazie al quale (o senza il quale) le cose non sarebbero andate così. Basta essere curiosi al punto giusto e avere la voglia di cercarli. Ma per questo non preoccupatevi, non dovrete essere voi a farlo. Ci ha già pensato l’Avvocato.

 

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