Francesco Totti: Io sono leggenda

Ha quarantuno anni, il numero dieci cucito addosso e usa spesso il cucchiaio, ma non per mangiare. E’ il Francesco più conosciuto di Roma ma non è il Papa e quando vede biancoceleste vuole vincere il derby. E’ un vero e proprio figlio della Lupa ma non è né Romolo né Remo, lui è Francesco Totti

Cari calciodipendenti, oggi apriamo il manuale della storia del calcio al capitolo dieci, quello dei fuoriclasse, più precisamente alla riga numero quarantuno come gli anni del protagonista di questa straordinaria carriera. Francesco Totti è il Peter Pan con gli scarpini ai piedi e la maglia della Roma addosso, un giocatore che non vuole crescere nonostante il tempo passi anche per lui.

Anche se da un anno ha passato la soglia dei quaranta, come testimoniano il suo scatto non più felino e il fisico lievemente appesantito, il capitano è rimasto “pupone” dentro. Pensione? Una parola che non è contenuta nel vocabolario di Totti, che avrebbe intenzione di continuare a giocare fino all’età della dentiera e della protesi all’anca. Ma d’altronde non è facile lasciare il calcio giocato se per i romani sei il secondo Francesco di Roma dopo il Papa, ma soprattutto se, per i tifosi romanisti, sei il primo e unico Francesco nazionale.

Totti, selfie con la curva

Olimpia stava per sottrarlo alla Lupa

Un talento nato, che sboccia a dodici anni, quando, nel 1989, la Lodigiani raggiunge un accordo per la sua cessione alla Lazio. Sembra una barzelletta, ma furono proprio i biancocelesti i primi a scoprire il giocatore, proprio quelli che il capitano “purga” ad ogni gol nei derby della capitale. Per fortuna, un blitz dell’allora responsabile del settore giovanile della Roma, Gildo Giannini, a casa del calciatore, convince i genitori a scegliere i giallorossi. Ma la Lodigiani sapeva che quel gioiellino valeva tanto oro quanto il suo peso e così pretende, in cambio del piccolo Francesco, trecento milioni di lire più i giocatori Gianni Cavezzi e Stefano Placidi.

Col tempo il giocatore si guadagna la stima di grandi professori del calcio e dopo tre anni nel settore giovanile della Roma, Totti, nella stagione 1992-’93, entra nel giro della prima squadra grazie a Vujadin Boskov, che lo fa esordire in Serie A a soli 16 anni il 28 marzo 1993, nei minuti finali della partita Brescia-Roma (0-2). Nella stagione 1994-’95 realizza la sua prima rete in Serie A (4 settembre 1994) nella partita contro il Foggia. In quell’anno scavalca nelle gerarchie di squadra Roberto Muzzi e, nonostante la concorrenza di Abel Balbo e Daniel Fonseca, colleziona 21 presenze e realizza 4 gol.

Una carriera da subito in ascesa, il mister Carlo Mazzone, in una intervista al Corriere della Sera del 10 gennaio 1995, parla di Totti come di un “talento purissimo”. L’arrivo sulla panchina giallorossa di Zdenek Zeman, costituisce per Totti un periodo di maturazione mentale e fisica e in automatico gli viene conferita l’investitura ufficiale a leader e fuoriclasse della società giallorossa, indossando il numero dieci che tuttora ha incollato sulla schiena.

Mazzone e Totti

Pochi trofei ma buoni

Grazie all’ambizioso progetto del grande Capello e al successivo arrivo di Spalletti, Totti non colleziona solo progressi e attestati di stima ma anche trofei e record personali. Nella stagione 2000-2001 compone, insieme a Battistuta e all’aeroplanino Montella, un vero e proprio triumvirato in stile impero romano, meglio conosciuto come “trio delle meraviglie”, che porta nelle casse della Roma il terzo scudetto e la rivincita sui cugini laziali detentori del titolo.

Nella stessa stagione, oltre a sfiorare il Pallone d’Oro, vince la Supercoppa Italiana ai danni della Fiorentina. Con Spalletti invece, oltre a infrangere il record di Roberto Pruzzo come miglior marcatore della storia della Magica, vince due edizioni consecutive della Coppa Italia tra il 2006 e il 2008 e una seconda Supercoppa nel 2007 mentre quella dell’anno successivo la regala alla futura Inter del triplete con un rigore sparato su Marte.

Una carriera fin troppo Made in Italy

Cosa manca a questa carriera? Un tocco di internazionalità, mancanza dovuta all’eterno amore giurato alla Roma anche di fronte alle sirene che lo volevano a Madrid e a Milano sponda rossonera. Nel 2006 comunque si regala un mondiale che porta a tutti gli effetti la sua firma, con quel rigore forte e teso sotto all’incrocio dei pali che, oltre a tranquillizzare le nostre coronarie, ha fatto capire agli australiani che forse è meglio che ritornino a lanciare boomerang e ad allevare canguri.

I record personali? Tantissimi. Dovrei srotolare la chilometrica pergamena che li raccoglie, ma ne citerò giusto due o tre: unico calciatore, insieme a Luca Toni, ad aver vinto la Scarpa d’Oro; calciatore con più presenze in Serie A (615), ma soprattutto calciatore più vincente nel derby di Roma (15 vittorie).

Totti e la purga nel derby

Ancora un’ultima cucchiaiata contro quelli che stanno dall’altra parte del Tevere

Proprio oggi, mentre tutti eravamo a casa della nonna, con le gambe sotto al tavolo, per goderci l’apocalittico pranzo della domenica, Totti avrebbe dovuto giocare il suo ultimo derby per tentare di castigare (o come direbbe lui PURGARE) per l’ultima volta la “Lazzie”. E’ entrato ma forse troppo tardi.

Perché per lui segnare un gol nel derby non è un dovere, ma una necessità, visto che, quando vede biancoceleste, si comporta come i tori quando vedono rosso, non capisce più niente e attacca come se non ci fosse un domani.

Potremmo parlare di un “istinto da campione” che Totti ha ricevuto in dono prima che nascesse e che tuttora gli scorre nelle vene. Un uomo che il cucchiaio non lo ha mai usato per mangiare ma per far gioire i tifosi, come può confermare Van der Sar. Un uomo che ha messo al primo posto le origini e la sua gente rinunciando ad occasioni imperdibili. Un uomo il cui sinonimo è leggenda e che tutti i futuri calciatori dovrebbero imparare a memoria.

“Ultimo derby? Lo dicono gli altri, non io”, ha detto alla fine del derby, finito 3 a 1 per i biancocelesti.

Fa niente, grazie di cuore Francè, da tutto il mondo del calcio, per averci regalato la tua infinita carriera. 

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