Mario Balotelli: il pallone d’oro non lo vincerai mai

Mario, mettiti il cuore in pace, il pallone d’oro non lo vincerai mai.

Non è un’opinione personale, di chi segue la tua parabola dai tempi della primavera dell’Inter, dove, in prospettiva, era ancora possibile scommettere su indubbie capacità. E’ la realtà che non ti è amica. Eppure a Soccer siamo dei sognatori, non c’è dubbio, ma esiste una differenza sostanziale tra sognare e trasognare; nel secondo caso ci si riferisce a una persona che, assorta in pensieri e fantasticherie, sembra perdere il contatto con la realtà.

E’ il tuo caso Mario. Mario Balotelli.

Qualcuno dovrebbe pur riferirtelo. I giornalisti non ne hanno interesse, il tuo procuratore neppure, per la famiglia, forse, è tardi intervenire su un uomo di 26 anni che vive in ritiro da quando ne ha 14. Sarebbe, in ogni modo, maledettamente necessario che qualcuno te lo facesse comprendere: non si vincono i palloni d’oro con una stagione discreta al Nizza (dove, fra l’altro, non vincerai il campionato o la classifica cannonieri).

Cerchiamo di farlo noi

Per questo, le ennesime dichiarazioni uscite nelle ultime ore, rispetto al passato, appaiono quasi commoventi. Come quelle di un Peter Pan che non accetta di arrendersi, mentre gli altri bambini hanno deciso di tornare a casa dopo le fantastiche avventure trascorse sull’Isola che non c’è.

E’ una lettera d’amore, quella che state leggendo, verso Mario Balotelli. Che considero un ottimo giocatore. Un talento. Una forza della natura. Un calciatore in grado di decidere le partite se in condizioni mentali, prima ancora che fisiche. Non un campione. Figuriamoci un fenomeno.

Chissà, caro Mario, se tra un match alla PlayStation e un pomeriggio di shopping a Montecarlo, hai mai cercato su Google la lista dei palloni d’oro della storia? E se, per eccesso di zelo, ti sei preoccupato di approfondire come ognuno di loro sia riuscito ad arrivare al premio più ambito.

Di Stefano, Sivori, Rivera, Eusebio, Best, Cruyff, Platini, Van Basten, Baggio, Weah, Zidane, Ronaldo, Shevchenko, Ronaldinho, Cannavaro e poi il decennale predominio dei marziani Messi e Cristiano Ronaldo.

Loro sono irraggiungibili. Vorrai ammetterlo?

E’ vero che, gli scherzi del destino, hanno portato giocatori “normali” sul tetto del mondo. Com’è accaduto con Paolo Rossi, Jean Pierre Papin, Matthias Sammer o Pavel Nedvěd, con buona pace per leggende assolute alla Maldini, Ibrahimovic, Buffon, Zanetti, Totti o Gerrard, oppure di talenti cristallini dalle bacheche straripanti di trofei: Seedorf, Giggs, Iniesta, Eto’o, Pirlo e Raul.

Ma è altrettanto vero che nessuno dei presunti “parvenu” dell’Olimpo del calcio si era permesso il lusso di gettare al vento intere stagioni per capriccio. Se non erano mostri di talento, lo erano indubbiamente per costanza e dedizione.

Che il Dio del calcio, alla fine, li abbia premiati, è segno della sua esistenza.

Non volermene, Mario. Prima o poi qualcuno doveva dirtelo: il pallone d’oro non lo vincerai mai. E se dovessi sbagliarmi, sono pronto a pagare pegno. Decidi tu la pena. Ma fino a quel momento, ti prego, smetti di trasognare e gioca, gioca a pallone, come facevi sui campi di calcio spelacchiati di Brescia, prima che qualcuno si accorgesse del tuo talento.

Gioca e sogna, ma in silenzio. Chissà che i pensieri, invece di uscire dalla bocca, non riescano davvero a rimanerti in testa e ti aiutino finalmente a raggiungere gli obiettivi che meriti.

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