Glik e la sublime arte della scorrettezza

Ieri in televisione hanno riproposto gli incontri di SmackDown: Kamil Glik contro Higuain. Ma loro non sono wrestler. Vuoi vedere che era la semifinale di Champions tra Juventus e Monaco?

“Solo i polacchi e i finlandesi hanno caricato a cavallo i carri armati tedeschi. Ma i polacchi credevano di vincere”. 

Se non fosse che Gianni Agnelli, con questa frase, si fosse riferito a Boniek, sembrerebbe una profezia dell’Avvocato a proposito degli avversari della sua Juve ieri sera in Champions. Sì in effetti erano francesi e non polacchi, o forse sarebbe meglio dire monegaschi. Ma per Higuain ieri non è stata solo una scontata semifinale di ritorno, ma un vero e proprio testa a testa con il difensore polacco della squadra del principato, Kamil Glik .

Il capitano della nazionale polacca, oggi soprannominato simpaticamente dai tifosi bianconeri “uomo di merda”, ieri ha scambiato l’attaccante argentino per una zolla del terreno dello Juventus Stadium, tatuandogli sulla gamba una cosa come undici tacchetti. “E che sarà mai!” Dirà qualche gufo… peccato che Kamillone, è proprio il caso di dirlo, sia un bisonte dell’est di ottanta chili per un metro e novanta di altezza, che sulla gamba non sono proprio un toccasana.

Glik è innocente, l’udienza è tolta!

Che ha fatto l’arbitro? Nulla, il direttore di gara olandese Kuipers, si è fatto intenerire dalle mani in alto e dalla faccia da bravo bambino del giocatore (riguardandolo bene non sembra proprio un viso angelico comunque…) e lo ha assolto. Non la pensano così gli undici milioni di tifosi juventini incollati alla tv ieri sera, che hanno avuto modo di rivedere più volte il fallaccio (“la moviola in campo!” cit. Biscardi).

Alla fine della fiera, ieri Glik, preso dalla stanchezza e dal nervosismo per una sfida che, sia all’andata che al ritorno, non sono riusciti nemmeno a gestire, ha svestito i panni del difensore tutto casa e chiesa, per indossare i guantoni da boxe e fermare con le cattive Higuain. Lo scopo del polacco è stato in parte raggiunto, nonostante la sua intenzione fosse quella di gambizzare definitivamente il giocatore bianconero, cosa che non è accaduta, lo ha comunque innervosito facendogli rischiare più di una volta il fallo di reazione che lo avrebbe mandato sotto la doccia sia a Torino, ma anche a Cardiff.

Allegri ringrazia il difensore polacco anche da parte del Pipita

Anche l’impassibile “acciughina” è apparso abbastanza innervosito dal comportamento di Glik, ma ai microfoni, quando tutti i giornalisti si aspettavano lo sfogo liberatorio nei confronti del giocatore avversario, lui ha zittito tutti con un ringraziamento diretto al giocatore Ringrazio Glik, con quel fallo ci ha svegliato!”. Si perché Kamillone non è riuscito ad atterrare, almeno fisicamente, la Juve, ma, purtroppo per lui, è servito da motivatore per l’undici di Allegri che sembrava aver abbassato la guardia in quel momento della gara.

Insomma ieri Glik non è riuscito né a fare il giocatore, né a fare il pugile, ma ha fatto l’attore. Sì, ieri ha impersonato il ruolo di Giuda. Infatti, se l’apostolo non avesse tradito Gesù, non saremmo mai arrivati alla Resurrezione; idem Glik, se non avesse commesso quel fallo, forse la Juve si sarebbe adagiata sugli allori e avrebbe subito perlomeno il pareggio. Perché se non ci fossero i cattivi, alla fine, i buoni non esisterebbero, e per fortuna del calcio italiano, la Juve “mangia-Europa” esiste, anche grazie a Glik.

Resta il fatto che i cattivi hanno sempre il loro fascino misterioso e trasgressivo che un po’ ci attira e a noi di Soccer Illustrated i cattivi piacciono molto, soprattutto se sono degli zappatori del pallone come Glik. Comunque Juve tieni duro, c’è un mito da sfatare: in tutti i precedenti di Champions con il Monaco la Juve ha sempre vinto perdendo poi la coppa. D’altronde se avesse perso non l’avrebbe vinta comunque, quindi in bocca al lupo ad Allegri e compagni e road to Cardiff, mentre al Monaco e a Glik va solo un pensiero spontaneo: come i cataliani, i monegaschi volevano caricare i carri armati bianconeri a cavallo. Solo che i monegaschi credevano di vincere.

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